LOGICA EMERGENZIALE, AL SUD NON ARRIVANO INVESTIMENTI

«Quello di Mattarella è stato un atto di accusa terribile che giunge un mese e mezzo dopo l’annuncio in pompa magna della Legge delega sulla disabilità. Il ministro per le disabilità, Erika Stefani, ha dichiarato che le riforme non camminano se non sulle gambe delle risorse, una affermazione che sottolinea come questa legge abbia un approccio emergenziale perché si basa sui fondi del PNRR, che sono fondi a termine». Ad andare dritto al punto i fondi strutturali è Toni Nocchetti, medico e presidente di «Tutti a scuola» onlus.

Dottor Nocchetti, quali sono i punti deboli di questa Legge delega? 
«L’unico àmbito in cui sono stati messi dei fondi strutturali è la definizione della disabilità: 800mila euro. Ci sono poi l’istituzione del Garante e la madre di tutti i problemi: la definizione del progetto di vita per il disabile, per cui lo Stato si assume la responsabilità di queste persone in modo da sgravare le famiglie e non tenere i disabili in quelle strutture in cui spesso vengono commessi abusi. Ecco: se questo progetto di vita, che dovrebbe crearsi ad hoc sui singoli bisogni, dipenderà dai fondi del PNRR, si finisce in un vicolo cieco».

Cosa si farà quando i soldi del Pnrr finiranno? 
«In termini di fondi strutturali, questa legge si rifà al Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità e al Fondo Nazionale per la non Autosufficienza che per stesso riconoscimento del governo sono considerati insufficienti. Il PNRR invece è a scadenza e circostanziato su determinati progetti. Alla luce di questo è evidente come questa legge, nei fatti, sia una legge vuota. Non si può pensare di legiferare su una Legge quadro con i fondi attuali: si parla di milioni di euro ma sarebbero necessari almeno otto miliardi».

Quante sono in Italia le persone diversamente abili? 
«La disabilità in Italia coinvolge circa quattro milioni di persone, da dividere però in due blocchi: gli ultrasessantacinquenni che nel tempo diventano non autosufficienti e le persone che hanno una disabilità dalla nascita. Tenete conto che solo nel mondo della scuola sono almeno 300mila gli alunni con disabilità. Se si va a stratificare quest’ultimo dato sugli ultimi vent’anni, ci si rende conto di come ci siano almeno un milione di persone giovani, con disabilità che insieme alle famiglie – andranno aiutati e supportati per il resto della loro vita. Eppure viene istituito il Garante nazionale delle disabilità. In Campania c’è un Garante per la disabilità che però può solo dare consigli o dire la sua, ma senza una reale capacità di condizionare le decisioni delle amministrazioni. Io lo chiamo il Garantino. C’è poi una questione di tempi nelle leggi delega: 20 mesi per i decreti legislativi. Esatto. Se ad agosto 2023 non avremo dato attuazione alla legge delega, sarà l’ennesima legge che finirà nel cassetto. Mi chiedo perché non si sia scelto di deliberare in maniera legislativa pura: si è deciso di non decidere».

Per concludere: cosa manca? 
«Oltre ai fondi strutturali, è necessaria una anagrafe dei bisogni che rientrino in una definizione aggiornata della disabilità, rimodulando poi l’offerta stessa verso le persone da supportare. Altro aspetto importante: la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni e dei Servizi che dovrebbero essere garantiti in modo uniforme a livello nazionale ma che nei fatti patiscono forti squilibri. C’è infine un discorso importante sulle donazioni fatte dalle Fondazioni bancarie: il 90% va su progetti che insistono nei territori del Centro-Nord. Bisognerebbe normare anche questo aspetto per supportare anche e soprattutto il Meridione».

FONTE : Il Mattino del 07/02/2022

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