Dell’autismo si può parlare: un riferimento per i genitori


Bambini troppo chiusi e incapaci di prestare attenzione, taciturni o addirittura incapaci di parlare ma spesso dotatati di una memoria straordinaria, al limite del prodigioso, e in grado di risolvere complessi problemi matematici con estrema facilità. Un tempo in Nord Europa li chiamavano «i figli delle fate», perché si pensava che fossero stati sostituiti notte tempo dagli elfi dei boschi.
Grazie agli studi di medici come Hans Asperger da poco meno di un secolo sappiamo che si tratta di autismo, anzi disturbi dello spettro autistico visto che ce ne sono di vario tipo e diversa intensità.
Ieri mattina se n’è discusso nell’aula magna dell’Istituto Foscol, dove da qualche mese ha aperto il primo sportello dedicato all’autismo in provincia di Como, un punto di riferimento importante per tanti genitori che spesso si sentono soli e impreparati di fronte a una sindrome per molti versi ancora misteriosa.
Di sicuro si sa che questo disturbo del neurosviluppo ha ragioni profonde, scritto fin nel nostro Dna, ma una volta manifestato può acuirsi o rimanere più contenuto in relazione all’ambiente.
Per questo la prevenzione assume un valore così fondamentale: dall’autismo non si può guarire, ma imparando a riconoscerlo e accettarlo si può comunque arrivare ad avere una vita normale.
È la morale di un breve cartone animato proiettato ieri alla Foscolo, «Il re del mercato» e tratto da un libro dello scrittore ticinese Gionata Bernasconi, che è anche educatore sociale della fondazione Ares di Giubiasco.
«È una breve storia sotto forma di fiaba per far capire ai genitori e soprattutto ai bambini che l’autismo non è una cosa di cui si deve avere paura – spiega l’autore – Lo scopo del mio libro e adesso anche di questo cartone animato è di spingere le altre persone a entrare in relazione con queste persone che appaiono diverse, capire le loro difficoltà e valorizzare le loro peculiarità». Proprio quel che accade nella fattoria di Everardo dove un giorno a disturbare la quiete del pollaio arriva un bambino con un disturbo misterioso: l’autismo.
Sarà grazie alla curiosità delle galline che si mettono a scrivere un giornale per investigare sulla sua malattia e del saggio gallo che il piccolo Giovanni alla fine verrà accettato, proprio come dovrebbe accadere nella vita vera.
«Questo cartone animato verrà mandato nelle scuole e speriamo che serva ad accendere i riflettori su una patologia che oggi interessa una persona su cento, in netto aumento rispetto a qualche decennio fa quando si stimava che il rapporto fosse di uno a mille», conclude il dottor Massimo Molteni, direttore del Centro per l’autismo Medea di Bosisio Parini».

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