L’Italia tortura i disabili, lo dice l’ONU

IL RAPPORTO DELL’ONU: “Esperimenti medici 

su di loro senza consenso”

L’ONU esprime preoccupazione per 

la discriminazione ed i fondi scarsi


«Il comitato è seriamente preoccupato».
Per ben 39 volte questa frase è stata scritta nel documento che il comitato ONU sui diritti delle persone disabili ha inviato al governo italiano in occasione della «convention on the rights of persons with disabilities».
Ed a ogni «preoccupazione» corrisponde una «raccomandazione» che il Belpaese dovrebbe adottare entro 12 mesi.
Dalla discriminazione fino alla povertà, passando per gli esperimenti medici, il ruolo dei familiari caregiver, la tendenza a reistituzionalizzare, la mancanza di misure specifiche per sostenere le famiglie e gli scarsi finanziamenti dedicati all’assistenza sanitaria.
L’organizzazione intergovernativa sottolinea diversi aspetti critici:
  1. l’esistenza di molteplici definizioni di disabilità in tutti i settori e nelle regioni, il che porta ad una disparità di accesso al sostegno e ai servizi;
  2. l’Italia non si confronta con le associazioni che si occupano di disabilità;
  3. non vi è alcuna sistematica integrazione delle donne e delle ragazze con disabilità nelle iniziative per la parità di genere, così come in quelle riguardanti la condizione di disabilità;
  4. il quadro politico per affrontare la povertà infantile dei minori disabili è inadeguato
Un capitolo a sé riguarda la «Libertà da tortura o trattamenti crudeli, inumani e degradanti». 
Già, perché secondo l’Onu avvengono esperimenti medici su persone con disabilità, effettuati senza il loro libero e informato consenso
«Un cerotto per il mal d’auto era stato prescritto per problemi di scialorrea, di iper salivazione – spiega Chiara, familiare caregiver – Il dottore aveva provato a utilizzare l’effetto collaterale della secchezza delle fauci come una cura. Ho rischiato di uccidere mio figlio perché lo stavo avvelenando senza saperlo. I parenti delle persone non autosufficienti sono così disperati che accetterebbero qualsiasi cosa».
Poi vi è l’altro lato della medaglia, quello delle cure per il dolore che non vengono finanziate dal Servizio sanitario nazionale: «Quindi se la persona è povera soffre» spiega Chiara. Ed ancora «il Comitato è preoccupato per il fatto che i bambini sono sottoposti a interventi chirurgici irreversibili di variazione intersessuale e ad altri trattamenti medici senza il loro libero e informato consenso». 
Un discorso importante riguarda la preoccupazione espressa per l’inaccessibilità del sistema giudiziario, perché la legge penale dello Stato consente di dichiarare le persone con disabilità intellettive o psicosociali non idonee a ricorrere in giudizio, permettendo altresì di sottoporle per un tempo indefinito, a misure di sicurezza che le privano forzatamente della libertà. 
Nel capitolo relativo la “libertà e sicurezza della persona“, si va dalle perplessità inerenti le misure restrittive a carico delle persone socialmente pericolose, comprese le persone che sono ritenute pericolose per sé e per gli altri, fino a quelle relative al trattamento dei detenuti con disabilità. 
Un capitolo è dedicato alla comunicazione, dal mancato riconoscimento ufficiale del linguaggio dei segni fino al suo limitato utilizzo nelle trasmissioni televisive, passando per lo scarso riconoscimento del Braille, per l’assenza di interpreti nella scuola pubblica e per la mancata ratifica del “Trattato di Marrakech per facilitare l’accesso ai testi pubblicati alle persone cieche”. 
E poi ancora vengono elencate le difficoltà per i disabili nell’adozione, nel partecipare ai bandi pubblici, per avere il diritto di voto (l’articolo 48 della Costituzione limita il diritto di voto sulla base di “incapacità civile” non è coerente con la Convenzione), per gli alti tassi di disoccupazione e per il trattamento riservato ai migranti con disabilità.
Insomma, per l’ONU, l’Italia 
non è un paese a misura di disabili.

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