La verità sulla connivenza di Hans Asperger con il nazismo

Un articolo e un libro appena pubblicati documentano la partecipazione del pediatra austriaco, che descrisse per primo i sintomi dell’autismo, al programma di eutanasia nazista. Uno dei massimi esperti contemporanei di autismo ne riepiloga le conclusioni, intervenendo nel dibattito sull’opportunità di continuare a etichettare come “sindrome di Asperger” alcuni disturbi dello spettro autistico.

Il pediatra austriaco Hans Asperger è stato a lungo riconosciuto come un pioniere nello studio dell’autismo. È stato persino visto come un eroe, che salvava i bambini affetti dal disturbo dal programma di sterminio nazista, sottolineando la loro intelligenza. Tuttavia, è ormai indiscutibile che sotto il Terzo Reich Asperger abbia collaborato all’uccisione di bambini con disabilità.

Lo storico Herwig Czech lo ha ampiamente documentato nel numero di aprile 2018 di “Molecular Autism”. Ora, il pregevole libro Asperger’s Children: The Origins of Autism in Nazi Vienna della storica Edith Sheffer rafforza gli studi di Czech con il suo erudito contributo originale. E dimostra in modo convincente che le idee fondamentali sull’autismo emersero in una società che propugnava l’opposto della neurodiversità.

Questi risultati gettano un’ombra sulla storia dell’autismo, già caratterizzata da una lunga lotta per una diagnosi accurata, nonché per l’accettazione e il sostegno della società. Le rivelazioni stanno anche sollevando un dibattito tra le persone autistiche, le loro famiglie, i ricercatori e i clinici sull’opportunità di abbandonare l’etichetta diagnostica “sindrome di Asperger”.

La verità sulla connivenza di Hans Asperger con il nazismo
Una corsia dell’ospedale Am Spiegelgrund a Vienna, dove furono uccisi quasi 800 bambini (Cortesia Centro della resistenza austriaca)
Nel 1981, la psichiatra Lorna Wing pubblicò un articolo su “Psychological Medicine” che per primo portò le osservazioni cliniche di Asperger all’attenzione del mondo medico di lingua inglese e coniò il termine sindrome di Asperger. Un decennio più tardi, nel libro Autism and Asperger Syndrome (1991), la psicologa dello sviluppo Uta Frith tradusse in inglese il trattato di Asperger del 1944 in cui affermava di aver scoperto l’autismo.

Infine, nel 1994, l’American Psychiatric Association (APA) riconobbe la diagnosi della sindrome di Asperger nella quarta edizione del suo Manuale Diagnostico e Statistico (DSM).

La sindrome è caratterizzata da punti di forza, quali interessi insolitamente profondi e specifici, e da deficit nella comunicazione e nell’interazione sociale, in persone con quoziente intellettivo nella media o superiore alla media e senza ritardi nell’apprendimento del linguaggio. (Nella revisione del 2013 del DSM, l’APA ha eliminato la sindrome di Asperger a favore di una singola categoria, il disturbo dello spettro autistico).

Scavando di nuovo nel più profondo contesto storico del lavoro di Asperger, Sheffer riempie alcune lacune storiche anticipate nella storia dell’autismo di John Donvan e Caren Zucker “In a Different Key”, del 2016, che si riferiva alle prime scoperte di Czech. Sheffer chiarisce in che modo l’obiettivo nazista di progettare una società che considerata “pura”, uccidendo persone considerate indegne della vita, portò direttamente all’Olocausto.

Combinando intuizione e un’attenta ricerca storica, Sheffer rivela che sotto il regime di Hitler la psichiatria – basata in precedenza sulla compassione e l’empatia – divenne parte di un progetto per classificare la popolazione di Germania, Austria e oltre come “geneticamente” adatta o inadatta. Nell’ambito dei programmi di eutanasia, psichiatri e altri medici dovevano determinare chi sarebbe sopravvissuto e chi sarebbe stato ucciso. È in questo contesto che furono create etichette diagnostiche come “psicopatia autistica” (coniata da Asperger).

La verità sulla connivenza di Hans Asperger con il nazismo
Hans Asperger durante una visita (Wikimedia Commons)
Sheffer espone le prove, ricavate da fonti quali documentazioni mediche e lettere di accompagnamento, che dimostrano che Asperger fu complice di questa macchina di sterminio nazista. Protesse i bambini che considerava intelligenti. Ma inviò anche diversi bambini alla clinica Am Spiegelgrund di Vienna, che sapeva senza dubbio essere un centro di “eutanasia infantile”, parte del programma che in seguito fu chiamato Aktion T4.

Era lì che venivano uccisi i bambini etichettati dai nazisti come “geneticamente inferiori” perché ritenuti incapaci di conformarsi alla società o avevano condizioni fisiche o psicologiche giudicate indesiderabile. Alcuni erano lasciati morire di fame, altri ricevevano iniezioni letali. Le loro morti furono registrate come causate da fattori quali la polmonite.

Sheffer afferma che Asperger sostenne l’obiettivo nazista di eliminare i bambini che non potevano adattarsi al Volk: l’ideale fascista di un popolo ariano omogeneo.

Sia Czeck sia Sheffer riportano dettagli su due bambini non imparentati, Herta Schreiber e Elisabeth Schreiber, e le loro lettere di accompagnamento, firmate da Asperger. In questi, il pediatra giustifica l’invio di Herta ad Am Spiegelgrund perché “dev’essere un peso insopportabile per la madre”; e di Elisabeth, perché “in famiglia, la bambina è senza dubbio un peso appena sopportabile”. Quelle lettere documentano che firmò la loro condanna a morte.

All’Am Spiegelgrund furono uccisi quasi 800 bambini. Asperger continuò a godere di una lunga carriera accademica, morendo nel 1980.

Sia Asperger’s Children sia l’articolo di Czech arrivano alle stesse conclusioni. Personalmente, non mi sento più a mio agio nel nominare la diagnosi intitolata ad Hans Asperger. In ogni caso, questa è una categoria messa in discussione nella più recente edizione del DSM (utilizzato negli Stati Uniti). Le nazioni europee seguiranno questa indicazione diagnostica nel 2019, con l’undicesima edizione della International Classification of Diseases.

L’uso futuro del termine, ovviamente, sarà il tema di un dibattito che dovrà coinvolgere le opinioni delle persone autistiche. Molti sono orgogliosi della sindrome di Asperger come parte della loro identità, ritenendo che si riferisca alla loro personalità e al loro stile cognitivo, che ovviamente non cambiano semplicemente a causa di rivelazioni storiche. Quindi potrebbero non desiderare un cambiamento.

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Il memoriale alle vittime della clinica Am Spiegelgrund a Vienna: sono 772 piccole stele luminose, una per ciascuno dei bambini uccisi tra il 1940 e il 1945 (AGF)
Altri studiosi hanno già scritto sul passaggio all’uso di “autismo” (o disturbo dello spettro autistico o condizione dello spettro autistico) per descrivere la loro diagnosi. Per brevità e neutralità, io sono a favore dell’uso di “autismo” come termine unico. Tuttavia, a causa della notevole eterogeneità esistente tra le persone autistiche, penso che potrebbe essere utile per loro e le loro famiglie discutere – insieme ai ricercatori, ai clinici e agli esperti di autismo – se debbano essere introdotti dei sottotipi.

Quando Wing coniò il termine sindrome di Asperger, nessuno di noi sapeva del sostegno attivo di Hans Asperger al programma nazista. Come risultato della ricerca storica di Sheffer e di Czech, ora dobbiamo rivedere le nostre opinioni e probabilmente anche il nostro linguaggio. Asperger’s Children dovrebbe essere letto da qualsiasi studente di psicologia, psichiatria o medicina, in modo da imparare dalla storia e non ripetere i suoi terrificanti errori.
Le rivelazioni contenute in questo libro sono un agghiacciante promemoria che la massima priorità nella ricerca e nella pratica clinica dev’essere la compassione.
L’originale di questo articolo è stato pubblicato su Nature l’8 maggio 2018. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze.

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