I bambini multano chi parcheggia nei posti per disabili

Chissà se qualcuno degli automobilisti sanzionati, dopo l’inevitabile sospiro di sollievo («Ah, ma è soltanto una multa finta…»), s’è fermato un attimo a pensare alla lezione di civiltà impartita da un ragazzino di seconda media che potrebbe essere suo figlio. Magari la prossima volta non parcheggerà più la macchina su un posto riservato ai disabili senza averne diritto, o davanti a una rampa che invade uno scivolo, o sopra un marciapiede che rende impossibile il passaggio di una persona in carrozzina. Con tutto il rispetto per la categoria, a volte uno studente può essere più severo di un vigile urbano.

Alcuni giorni fa, a Modena, la professoressa Daniela Vignocchi ha chiesto ai ragazzi di tre classi della scuole medie Lanfranco di chiudere i libri di educazione tecnica, la materia che insegna, e andare in strada a vedere dal vivo cosa sono le barriere architettoniche. È un progetto al quale la docente si dedica dal 2015 con l’aiuto di un genitore, Marco Fiorentini, rimasto disabile sei anni fa dopo un incidente.Chiamatela lezione, chiamatelo esperimento oppure semplicemente gioco.

Cambia poco. I ragazzi delle seconde C, D, ed E hanno girato la città emiliana con compiti diversi: a turno si sono spostati in carrozzina, sperimentando cosa vuol dire spostarsi lungo strade che possono diventare un frustrante percorso a ostacoli.
Altri si sono messi a volantinare per sensibilizzare i passanti, hanno redarguito il proprietario di un bar senza rampe inaccessibile a chi non può camminare, hanno notato che persino una bicicletta legata a un palo, se messa nel modo sbagliato, rovina la giornata di qualcuno. Anche solo per «pochi minuti», la solita frase autoassolutoria.

E ancora, i ragazzi sui fogli dei loro quaderni hanno compilato delle finte multe, lasciate sotto ai tergicristalli degli automobilisti distratti.

«Da qualche anno – ha spiegato la professoressa Vignocchi alla Gazzetta di Modena – insisto su questi argomenti. Penso che il senso civico e il rispetto debbano essere parte integrante della nostra formazione. Il modo migliore per fare passare questi concetti è viverli sul campo. Io stessa, nel 2015, per un infortunio, sono rimasta sei mesi in carrozzina: una famiglia da portare avanti, l’autobus da chiamare prenotando quello adatto ai disabili, il trenino non abilitato al trasporto disabili mentre io dovevo andare a fare fisioterapia. Fino a quando uno non prova, non si rende conto di cosa significhi».

Approfittiamo di questa occasione, per ricordarvi del presente evento: https://www.facebook.com/events/2183849188512970/

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