L’Italia secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità

La nostra aspettativa di vita alla nascita, in Europa è seconda solo alla Spagna: 82,8 anni rispetto ai 79,7 del 2000; abbiamo guadagnato questi anni grazie alla riduzione delle morti causate dalle malattie cardiovascolari. Come spesso accade, le donne vivono più degli uomini, fino a cinque anni di aspettativa di vita in più, e chi ha un livello d’istruzione alto può vivere fino a quattro anni di più di chi non ha completato l’istruzione secondaria.

Gli italiani godono di buona salute, o questo è quello che affermano; ci sono più risposte positive alla domanda: Quanto sei soddisfatto della tua vita attualmente? Le principali cause di morte sono ancora i problemi cardiovascolari e i tumori. Il 12% dei decessi nel 2014 è stato causato da malattie cardiache di natura ischemica, il 10% da ictus. Fra i tumori, quello ai polmoni, è quello più letale (6%), seguito dal cancro al colon retto (2%) e quello al pancreas (1%).

Aumentano, invece, le morti dovute al morbo di  Alzheimer e ad altre patologie collegate alla demenza senile; il numero in crescita è dovuto anche all’invecchiamento della popolazione italiana. Avendo un’aspettativa di vita alta, in Italia aumentano le malattie croniche dovute all’invecchiamento: patologie cardiovascolari, muschoscheletali,  diabete di tipo tumorale.

Fra le note positive, la diminuzione della mortalità prevedibile: i decessi legati a un consumo eccessivo di alcol è uno dei più bassi a livello europeo (0,3 ogni 100mila abitanti contro la media UE a 2,1), mentre le morti per incidenti stradali sono il 5,1 ogni 100mila abitanti e in questo dato l’Italia è in linea con il resto dell’Europa. I decessi per tumore ai polmoni sono 30,5 ogni 100mila abitanti mentre la media UE è 35,2.

Fra i fattori di rischio, preoccupa l’obesità fra i più giovani: in Italia un adulto su cinque è obeso (terza percentuale più bassa dopo Danimarca e Svizzera), ma i numeri sono in aumento fra giovani e adolescenti. Il 18% degli adolescenti è obeso, mentre il 26% dei 15enni maschi è in sovrappesooppure obeso: siamo i quarti in Europa, il record negativo è dovuto alla mancanza di attività fisica.

L’Italia ha preso alcune misure per contrastare questo trend negativo, ma come spesso accade esistono differenze fra le regioni. È diminuito, invece, il numero dei fumatori adulti, ma aumentano i giovani appassionati per le sigarette. In Italia, infatti, fuma un adulto su cinque, il 22% delle 15enni e il 20% dei 15enni: siamo secondi dopo la Bulgaria per numero di ragazze che fumano e terzi dopo Bulgaria e Croazia per i ragazzi. È sceso, invece, il consumo di alcool: solo il 7% degli adulti italiani beve in modo eccessivo, siamo secondi solo a Cipro per consumo basso di alcool.

Il dato che preoccupa di più è quello relativo alla copertura vaccinale: è al di sotto del 95%, la soglia stabilita dall’OMS. Dal 2016 a oggi, il nostro Paese ha un trend negativo: nel 2016 era all’89%, al 92% nel 2017 per la prima dose di vaccino contro il morbillo; per la seconda dati in calo con l’85% e l’86% nel 2016 e nel 2017. La mancata copertura vaccinale ha portato allo svilupparsi di focolai di morbillo con 5000 casi e quattro morti nel 2017 e 2000 casi e quattro decessi 2018.

Aumentano anche i casi di epatite virale, secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) l’Italia è il Paese con il maggior numero di infezioni da Epatite C (5,9%) nella popolazione comune. La resistenza antimicrobica è una minaccia per gli italiani, per i sistemi sanitari e per la nostra stessa economia. L’Italia ha dei valori molto alti per diversi patogeni.

Nonostante i fattori negativi, il sistema sanitario italiano universalistico e gratuito è efficace perché è stato ridotto il numero dei decessi pur avendo una delle percentuali di mortalità prevenibile più alta d’Europa, lasciando intendere che il nostro Paese è efficace nella “cura” di alcune malattie mortali.

In Italia, inoltre, non si registrano ricoveri per patologie croniche: le cure primarie accessibili per ama, infarto asma, diabete e malattie polmonari croniche riducono l’insorgere di complicazioni e il numero di ricoveri.

Sono ottimi anche gli ospedali italiani, dove si salvano vite umane, ma continuano a esistere delle differenze territoriali. Le morti dovute ad infarto del miocardio acuto, sono fra le più basse a livello europeo: 7,6 morti su 100 ricoveri nel 2015.

Tutto sommato l’Italia “sta bene”, ma deve affrontare una serie di sfide per migliorare. La spesa sanitaria del nostro Paese, scesa nel 2008 a causa della crisi, sta risalendo, ma è lontana dalla media europea: 2505 euro spesi nel 2015 sono parecchio lontani dai 2797 euro spesi in media in UE; lo stesso vale per la percentuale del PIL destinata alla salute, il 9,1% contro il 9,9% degli altri Paesi dell’Unione.

Ad aumentare, invece, è stata la spesa individuale, nonostante i servizi gratuiti: gli italiani sono fra i cittadini europei che spendono di più per la propria salute, 23% contro il 15% della media UE.

Pur essendo un sistema sanitario gratuito e accessibile a tutti, in alcune regioni d’Italia e per determinate fasce di reddito si riscontrano difficoltà di accesso e una parte di popolazione non riceve assistenza.

Nel nostro Paese ci sono molti medici (rispetto al numero di abitanti), ma sono pochi gli infermieri, sebbene il numero sia aumentato negli ultimi anni. Ci sono 3,8 di medici ogni mille abitanti, più della media europea (3,6%), mentre ci sono solo 6,1 di infermieri (8,4 la media UE). Il numero di infermieri per medico è fra i più bassi d’Europa: 1,5 contro 2,3. Fra le note negative anche il fatto che sia diminuito il numero di posti letto per i pazienti con patologie acute: un problema a livello nazionale per la transizione di strutture e per la creazione di strutture ad hoc per curare la terza età.

Autore: Chiara Laganà

Fonte: Ministero della Salute

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