Disabilità. Ecco come la tecnologia può favorire l’inclusione sociale

Con la recentissima approvazione da parte del Parlamento europeo del l’attesissimo “European Accessibility Act”, meglio noto come “Disability Act”, che ha lo scopo di rendere accessibili prodotti e servizi come computer, smartphone, tablet, tv, sportelli bancomat e servizi bancari, terminali di pagamento, e-book e e-reader, siti di e-commerce e app mobilie cc, è stato fatto un passo importante, per alcuni storico, che però “non renderà ancora l’UE (istituzioni e mercato unico) pienamente accessibili, ha commentato Edf, il Forum europeo per la disabilità diffondendo e commentando la notizia, poiché esclude ancora molte aree essenziali come il trasporto, l’ambiente edilizio e gli elettrodomestici.

La nuova direttiva sull’accessibilità è un passo importante, ma il lavoro dell’UE è lungi dall’essere completo: abbiamo bisogno di una legislazione che assicuri parità di accesso in tutti i settori della vita.

Su questo filone la sottoscrizione di qualche giorno fa dell’intesa tra Federsanità Anci e FIABA (Federazione Italiana per l’Abbattimento delle barriere architettoniche) che aprirà la strada ad una concreta collaborazione di esperti sui temi dell’accessibilità, adattabilità e visitabilità che sono alla base dell’inclusione delle persone disabili alla fruizione di servizi essenziali come quelli collegati alla tutela della salute attraverso le prestazioni erogate dalle strutture sanitarie e sui posti di lavoro.

“Siamo pronti a contribuire con le nostre professionalità alla individuazione delle soluzioni più adeguate per superare una serie di handicap ancora presenti nel mondo dell’assistenza, sia nel pubblico sia nel privato, ha precisato Tiziana Frittelli, presidente di Federsanità Anci. Ci candidiamo ad essere punto di riferimento del Ministero della Salute per sviluppare le tematiche coraggiosamente pubblicate dal Ministro Giulia Grillo nella bozza del Patto per la Salute 2019-2021 (i cui contenuti sono da noi condivisibili) all’articolo 19, Strumenti di accesso partecipato e personalizzato del cittadino ai servizi sanitari – aggiunge Frittelli – :
1. Stato e Regioni convengono sulle necessità di utilizzare con efficacia i dati di cui dispongono le strutture sanitarie e socio-sanitarie, per effetto della loro attività istituzionale e di trasformarle in informazioni in grado di generare valore nell’erogazione dei servizi.
2. A fronte della necessità di incrementare la capacità di intercettare i bisogni dei cittadini, Stato e Regioni si impegnano ad indirizzare le Regioni e le strutture sanitarie verso lo sviluppo di progettualità che abbiano come obiettivo quello di migliorare l’esperienza del cittadino in termini di efficacia della comunicazione, trasparenza ed efficienza dei percorsi interni clinici e amministrativi, equità nell’accesso ai servizi.
3. Stato e Regioni si impegnano ad individuare, all’interno del piano straordinario degli investimenti in sanità, un filone specifico dedicato alla realizzazione di soluzioni in grado di analizzare il contesto esterno e l’organizzazione interna delle strutture sanitarie e delle Regioni, e, al contempo, di fornire agli assistiti strumenti semplici e facilmente utilizzabili per essere accompagnati nei propri rapporti con la struttura sanitaria. Tali interventi non potranno prescindere da un adeguamento dei processi, degli strumenti e delle tecnologie delle aziende sanitarie e delle Regioni per supportare la realizzazione di nuovi modelli di relazione e presa in carico dell’assistito che oggigiorno risulta più informato e maggiormente esigente.”

Federsanità e Fiaba, consapevoli che “non tutte le persone possono beneficiare dei progressi della tecnologia e dei più alti standard di vita”, poiché non “hanno accesso alle nuove tecnologie” o non “se le possono permettere”, si pongono l’obiettivo di estenderne la fruizione “per contribuire a realizzare la piena ed equa partecipazione delle persone con disabilità nella società”, aderendo all’opportunità offerta dal Ministero della Salute. Occorre “affrontare non solo le barriere fisiche, ma anche le barriere sociali, economiche e comportamentali”.

In tre diversi ambiti la tecnologia può favorire l’inclusione sociale: il primo riguarda gli obiettivi di sviluppo globali in campo ambientale, economico e sociale, per promuovere i benefici della tecnologia assistita, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione accessibile. Il secondo ambito analizza la riduzione dei rischi in situazione di emergenza. Le statistiche parlano di un tasso di mortalità delle persone con disabilità maggiore da due a quattro volte rispetto a quello della popolazione non disabile, in situazioni di disastri, catastrofi, emergenze, conflitti. Il terzo ambito su cui ci si soffermerà, è quello della creazione di ambienti di lavoro accessibili e inclusivi.

Come evidenzia l’ONU, le persone disabili “spesso non sono considerate nel mondo del lavoro” per la difficoltà e i costi di adeguamento dei luoghi di lavoro e per la percezione negativa sulla loro capacità lavorativa. Le persone con disabilità potrebbero apportare un prezioso contributo al mondo lavorativo attraverso l’utilizzo di misure di adattamento. “Occorre promuovere una cultura del lavoro” che “consenta alle persone con disabilità di essere trattate con dignità e rispetto e di godere di parità di termini e condizioni di occupazione”.

L’INAIL ha già avviato questo tipo di sostegno con la determina presidenziale n.258 del 11.7.2016 che dà la possibilità ai datori di lavoro di accedere a contributi economici per adattare posti di lavoro ai diversamente abili.

FONTE : Quotidiano Sanità del 27.03.2019

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