In autostrada aree di sosta “vietate” ai disabili

Dal Piemonte all’Abruzzo, bagni chiusi e accessi impossibili per le carrozzine. Metà delle aree sfiora la sufficienza.

Autostrada che prendi, area di servizio che trovi. E non sempre l’aspettativa di chi viaggia coincide con la realtà. Se ad aver bisogno di una sosta per bere un caffè, consumare un pasto veloce o, il più delle volte, andare al bagno, diventa ancora più difficile se di mezzo c’è un disabile. A fare le pulci alle aree di sosta italiane ci ha pensato il mensile Quattroruote, che sul numero di giugno pubblica un lungo articolo con la mappa dei “buoni” e dei “cattivi”, con tanto di stelle su quelli che comunemente chiamiamo autogrill e dove, magari, è meglio non fermarsi. Emilio Deleidi, Emanuele Barbaresi e Mario Rossi, sullo stile dei giudici che per assegnare le stelle Michelin mangiano in incognito nei ristoranti, dopo aver “battuto” lo scorso anno l’Autostrada del Sole e la A14 Bologna-Taranto, se ne sono andati in giro per le “vie del mare” e le “vie di montagna”, come la A7 Milano-Genova, la A22 del Brennero, la A10 Genova-Ventimiglia… spingendosi giù, fino in Abruzzo.

Schede di valutazione alla mano con tanto di parametri qualitativi e numerici, hanno pranzato, o almeno preso un caffè, scattato foto, controllato la segnaletica, le aree pic nic, gli spazi per i cani e per i bambini, verificato la possibilità di utilizzare il bancomat (che sembra scontato ma non lo è), la qualità dei servizi, il livello di pulizia dei tavolini, il costo del carburante, ma soprattutto si sono messi nei panni di un disabile per capire quanto possa essere agevole muoversi per una persona costretta su una sedia a rotelle.

Desolazione

Ne sono usciti desolati, dal momento che hanno toccato con mano che ancora oggi, nel 2019, le barriere architettoniche (e mentali) non sono state affatto abbattute.

In giro per l’Italia, sono state esaminate ben 105 aree di servizio spalmate su otto tratti autostradali. Metà di quelle visitate hanno raggiunto appena la sufficienza (due stelle), con picchi di una stella (insufficiente) e addirittura mezza stella attribuita alla Baudicchio Ovest sull’Autostrada dei Fiori (A6 Torino-Savona).

“Non un’area di servizio ma solo un bar, quattro posti auto, nessun servizio e bagni pessimi” si legge nella recensione.

Dunque, sulla metà delle aree è meglio non fermarsi (l’elenco completo su Quattroruote), sull’altra metà ci si divide tra discreto (tre stelle) e buono (quattro stelle). Posti, quindi, dove fermarsi per una pausa con famiglia e amici non può considerarsi il massimo, ma una esperienza discreta sì. A Varco Est (A22), San Benedetto Est (A15), Medesano Est (A15) o Valle Aterno Est (A24), per esempio, riprendere il viaggio non fa pentire di essersi fermati.

Ma per vivere una esperienza a cinque stelle, bisogna fermarsi a Carcare Est, sulla A6 Torino Savona, considerata l’area più bella d’Italia.

Gestita da My Cafè/Tamoil, è come stare in uno di quei caffè delle grandi metropoli, curati in ogni dettaglio. Ci sono addirittura opere d’arte in bella mostra nei giardini e nelle aiuole, tavoli in pietra si palesano sotto frutteti e gazebo, il verde è una costante. Ma è una goccia nel mare delle inefficienze che invece caratterizzano, chi più chi meno, le restanti aree.

Troppe barriere

Tornando ai disabili, c’è chi è costretto a chiedere la chiave per andare in bagno (chiusi perché «altrimenti i camionisti li usano per fare la barba o la doccia»), anche umiliandosi, c’è chi addirittura non può entrare perché il passaggio a loro dedicato è ostruito dalla presenza degli espositori. Perché qui, in autostrada, si deve vendere. E guadagnare. Deve farlo chi vince l’appalto per la gestione (con il calo dei volumi di affari è stato ridotto pure il personale) e i proprietari delle autostrade che incassano le royalty su ogni prodotto o caffè venduto. Proprietari che, seppur non coinvolti direttamente, avrebbero il dovere morale di vigilare sulla qualità dei servizi. In fondo, chi ne “usufruisce” paga un pedaggio.

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