La settimana della mobilità sostenibile a Martina Franca (TA) 16 – 22 settembre 2019

Pubblichiamo il testo del nostro intervento svolto in diretta telefonica lunedì 16 settembre, durante la prima giornata di questo evento che si sta svolgendo a Martina Franca (TA).

Il problema dell’eliminazione delle barriere architettoniche è prima di tutto un problema culturale.
L’attenzione che la politica locale pone per questi temi è sempre estremamente marginale, se non addirittura nulla.
In genere si pensa che il problema interessi solo le persone con disabilità le quali molto spesso non rappresentano un ambìto “target” elettorale.
L’abbattimento delle barriere architettoniche, non serve solo al giusto e sacrosanto scopo di rendere la vita dei portatori di disabilità, più semplice e dare a essi pari dignità, ma, si configura più in generale come intervento atto a rendere più semplici e sicure le attività di vita quotidiana e mobilità dei cittadini che non siano necessariamente disabili; pensiamo agli anziani, ai bambini, alle donne incinte o ai genitori con passeggini… insomma tutta gente comune, “normale” per così dire, che tuttavia dinanzi ad un marciapiede eccessivamente alto, una fioriera mal posta o accessi troppo stretti, scale, rampe troppo ripide, ecc. possono avere forti disagi e una percezione della qualità della vita urbana bassa o quantomeno al di sotto dei livelli di accettabilità.
Quindi è necessario che siano attuati quegli strumenti metaprogettuali di pianificazione urbana atti a programmare questa tipologia d’interventi che vanno sotto il nome di P.E.B.A. (Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche), sempre più disattesi dagli amministratori locali e dalle politiche di pianificazione e gestione del territorio.
Ed è piuttosto singolare che proprio il piano più vicino alla salute, alla sicurezza e al confort dei cittadini, non venga quasi mai preso in debita considerazione nonostante l’obbligo della sua redazione.
Ad oggi ben pochi Comuni italiani hanno adottato il PEBA, che ribadiamo è uno strumento metaprogettuale, necessario ad avviare procedure coordinate, per eseguire quegli interventi di “attenuazione” dei conflitti uomo-ambiente.
È quindi il preludio, la base, sulla quale iniziare tutte quelle azioni di “design urbano” che mirano ad interventi più o meno dedicati.
E’ certamente uno strumento di conoscenza al fine di poter iniziare concretamente le azioni di progettazione in grado di mirare all’innalzamento della qualità della rete di servizi, non solo mirando ad interventi tesi all’eliminazione delle barriere architettoniche, ma anche a migliorare la rete dei trasporti pubblici e della mobilità in generale, partendo dalle necessità di chi maggiormente richiede attenzioni, per giungere a definire risposte, capaci di garantire standard di vita urbana elevati a cui mira una città solidale e quindi accessibile.
Secondo questa visione, il piano è così strumento, trasversale, di analisi e verifica, necessario per educare, utenti e gestori della città ad una cultura dell’accessibilità.
La legge quadro italiana che tratta il problema dell’accessibilità è la legge 13/89 che stabilisce i termini e le modalità in cui deve essere garantita l’accessibilità ai vari ambienti, con particolare attenzione ai luoghi pubblici. Il D.M. 236/89 (decreto attuativo) si addentra maggiormente nella parte tecnica ed individua tre diversi livelli di qualità dello spazio costruito.
Questi tre livelli sono:
• Accessibilità: possibilità di raggiungere l’edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruire di spazi ed attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia.
• Visitabilità: possibilità di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Vengono considerati spazi di relazione gli spazi di soggiorno dell’alloggio e quelli dei luoghi di lavoro, servizio ed incontro, nei quali il cittadino entra in rapporto con la funzione ivi svolta.
• Adattabilità: possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile.
I P.E.B.A. sono strumenti che hanno la finalità di conoscenza delle situazioni di impedimento, rischio ed ostacolo per la fruizione di edifici e spazi pubblici. La Legge 41/86 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato) prevedeva che per gli edifici pubblici già esistenti non ancora adeguati alle prescrizioni del DPR 384/78, dovranno essere adottati da parte delle Amministrazioni competenti piani di eliminazione delle barriere architettoniche entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge.
Inoltre, per gli interventi di competenza dei comuni e delle province, trascorso un anno dall’entrata in vigore della presente legge, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano avrebbero dovuto nominare un commissario per l’adozione dei piani di eliminazione delle barriere architettoniche presso ciascuna amministrazione.
I Piani per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche dovevano dunque essere adottati entro il 28 febbraio 1987 (a un anno appunto dall’entrata in vigore di quella Legge), dai Comuni e dalle Province, pena un “commissariamento ad hoc” da parte delle Regioni.
Qualche anno dopo, la Legge Quadro 104/92 sulla disabilità, ampliò la materia relativa all’accessibilità degli spazi urbani, con particolare riferimento all’individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili, all’installazione di semafori acustici per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata in modo da ostacolare la circolazione delle persone disabili.
Nell’ottica di una politica di pianificazione e gestione partecipata del territorio, i cittadini hanno il diritto ed il dovere di farsi sentire.
I P.E.B.A. sono strumenti obbligatori per tutti i comuni ma nella stragrande maggioranza dei casi la politica locale disattende tale obbligo normativo configurando a tutti gli effetti, un “omissione di atti d’ufficio”.
E quindi compito anche dei cittadini denunciare le mancanze e vigilare sulla corretta applicazione delle linee d’indirizzo del piano.

A tal proposito a Taranto ci siamo attivati con una petizione firmata da 1.115 cittadini, oggetto di un esposto, di cui attendiamo l’esito, come si evince dal seguente articolo pubblicato su questo sitohttps://www.controlebarriere.org/2018/04/14/resoconto-della-conferenza-stampa-del-14-aprile-2018/

L’intervento successivo è relativo alla presenza della Hugbike a questo evento.

Il 22 gennaio 2018, la Fondazione Allianz UMANA MENTE emise un bando per donare venti HUGBIKE (la bicicletta degli abbracci), una per ogni ente del Terzo Settore operante in ogni regione d’Italia. Per la Regione Puglia, fu prescelta la nostra Associazione.

La finalità di questo bando è quella di dare la possibilità a ragazzi con disturbi dello spettro autistico o con altre disabilità cognitive di coltivare la passione della bicicletta, in totale sicurezza, in una logica di inclusione e partecipazione sociale.

Appena ricevuta, abbiamo proposto ad alcuni Comuni, Scuole e Cooperative sociali ed Associazioni della Regione Puglia, di organizzare degli eventi nel quale utilizzare la HUGBIKE per creare momenti di socializzazione e sensibilizzazione sulle problematiche inerenti le persone con qualsiasi disabilità.

Purtroppo, questa nostra proposta non è stata accettata di buon grado, come avevamo previsto, perché gli unici a rispondere positivamente alla nostra richiesta sono stati la Cooperativa Pam Service di Taranto, organizzando un evento con gli utenti di un Centro diurno di persone con disabilità cognitive; il solo Comune di Crispiano, che per due anni consecutivi l’ha messa a disposizione della cittadinanza; due plessi scolastici di Montemesola e Monteiasi;  la Fidas di Massafra, mettendola a disposizione durante un evento di raccolta di sangue alla presenza di un autoemoteca.

Non riusciamo a comprendere per quale motivo le associazioni che si interessano di autismo in questo territorio, pur se da noi molte volte sollecitate, non ci hanno mai contattate per l’uso di questo tandem speciale, in contro tendenza alle altre Regioni di Italia.

Speriamo che la presenza a questo evento spinga qualche altro ente ed associazioni ad utilizzarla.

Siamo grati nei confronti del comune di Martina Franca, che ha compreso che non si potesse parlare di mobilità sostenibile senza propagandare l’uso della Hugbike.

Chiediamo alle associazioni di ciclisti, presenti a questa manifestazione di prevedere nei loro eventi, il suo uso che, vogliamo sottolineare è un tandem diverso da quelli tradizionali: si guida dal sellino posteriore, grazie ad un lungo manubrio che fa sì che il passeggero che siede davanti sia “abbracciato” da chi conduce il tandem.

La sua produzione è stata realizzata da un gruppo di ragazzi con disturbi dello spettro autistico, seguiti dalla Fondazione Oltre il Labirinto, che hanno fabbricato i primi prototipi della “bicicletta degli abbracci”; questa definizione, dunque, si sposa bene, oltre che con la particolare posizione del guidatore che “abbraccia” il passeggero, con la visione etica che caratterizza il progetto di produzione di questi speciali tandem.

Per problemi tecnici non siamo riuscita a far visionare il seguente filmato che racconta le attività e le iniziative svolte dal nostro sodalizio dal 2009 ad agosto 2019, pertanto lo pubblichiamo in questo articolo, BUONA VISIONE!

Approfittiamo di questa occasione, per ricordarvi che per il 3° anno consecutivo, ogni giovedì alle ore 18:00, dal 12 settembre sono ripresi gli incontri di un gruppo di cittadini denominato TARANTO SENZA BARRIERE, presso la nostra sede a Taranto in Via Cugini 39/40,  al fine di organizzare azioni, attività ed eventi di sensibilizzazione sulle problematiche dei cittadini con disabilità, e quelli che vivono in condizione di disagio sociale ed economico, al fine di raggiungere risultati concreti.

 

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