SI E’ CONCLUA UNA LEGISLATURA CONFUSA SULLA DISABILITA’

Quella che si conclude è stata una legislatura piuttosto confusa sulle politiche a favore della disabilità. Molte le riforme attese, scarsi o incompleti i risultati. Anni, oltretutto, caratterizzati dalla pandemia che è stata causa di ulteriore disagio per molte persone con disabilità e per le loro famiglie.

Il Covid ha, infatti, reso evidente l’assenza di sistemi e servizi efficaci a favore dei disabili: isolamento, scarsità di servizi domiciliari, centri diurni, di riabilitazione, di aggregazione chiusi per mesi, lasciando totalmente a carico delle famiglie l’assistenza, supportate spesso solo dall’impagabile mondo del volontariato. Per non parlare dei ritardi e della confusione sia per i tamponi che per i vaccini.

Pandemia che, ancora una volta, ha fatto emergere la grave situazione sul fronte scolastico e l’impreparazione ad affrontare il passaggio alla Dad, ancor più complesso per ragazze e ragazzi che necessitano di sostegno, ma anche di socializzazione. Basti pensare ad alcune forme di disabilità mentale. Per questi alunni la lontananza dalla scuola, dagli insegnanti, dai compagni è stata ancora più grave. Ma non ci sembra che, a livello politico e istituzionale, si sia riflettuto su possibili rimedi. Oltretutto la ripresa delle lezioni in presenza avrebbe dovuto tenere conto, mentre si segnalano i soliti ritardi nell’assegnazione degli insegnanti di sostegno, precarietà e insufficienza.

Negli ambienti di lavoro è andata meno peggio: si sono individuate soluzioni a singhiozzo, con alta variabilità, con proroghe discontinue, con un difficoltoso ricorso allo smart working. Soluzioni spesso pasticciate tanto da rendere necessarie successive correzioni. Nonostante sia apprezzabile l’emanazione nel 2022 delle “linee guida sul collocamento mirato” che dovrebbero orientare l’attività dei servizi per l’impiego, ricordiamo che erano previste da una norma del lontano 2015.

E quasi a termine legislatura è stata approvata la legge delega sulla disabilità, una norma, prevista dal PNNR, che però non produce nell’immediato alcun effetto sulle persone e sulle famiglie, perché presuppone una serie di interventi normativi di regolazione su aspetti tutt’altro che marginali, dalla revisione dei criteri di accertamento della disabilità, alle modalità per definire il progetto individuale e partecipato di vita indipendente.

Toccherà al nuovo governo predisporre i decreti attuativi. Per il ‘dopo di noi’ il Pnrr ha previsto un investimento sul cohousing, ma, bisognerà vedere come viene condotto. Infatti mancano politiche locali che sviluppino strumenti sia con nuove opportunità abitative ma, anche, con sostegni alla scelta di abitare da soli.

Purtroppo sul tema disabilità c’è una fortissima sperequazione territoriale.

Inoltre è necessaria una politica complessiva per superare la frammentazione tra politiche per la vita indipendente, i fondi per il dopo di noi, per sostegni familiari, per la non autosufficienza. Serve una visione unitaria, perché tutto diventi più efficace. Ma servono più risorse.

Si può diventare bravissimi a scrivere progetti personali individuali, però le risorse non ci sono. Disabilità significa spesso maggiore rischio di impoverimento se non di povertà.

Da questa legislatura ci si poteva attendere di più visto l’investimento, politico e finanziario, sul reddito di cittadinanza che non è particolarmente attento ai nuclei ove siano presenti disabili. Questo è forse solo uno dei segnali della scarsa consapevolezza politica innanzitutto dei costi (diretti e indiretti, materiali e immateriali) della disabilità e del rischio di impoverimento che ne deriva per la persona, per il suo nucleo e per il caregiver familiare. È il concetto di ‘deprivazione‘, l’indicatore che misura la capacità di spesa e si riferisce al fatto di poter riscaldare adeguatamente l’abitazione, affrontare una spesa imprevista di 800 euro, consumare un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, potersi concedere una settimana di vacanza. L’Istat lo certifica in modo netto nel Rapporto annuale 2022: ‘Un quinto delle famiglie con almeno una persona con disabilità è deprivato, lo è più del 25% tra le famiglie monoreddito e quasi il 30 tra quelle residenti nelle regioni del Mezzogiorno; tutti i valori superano sensibilmente quelli registrati tra le famiglie senza disabilità (12,4% del totale famiglie, 16,6 di quelle monoreddito, 16,8 di quelle residenti nelle Isole e 22,9 per cento nel Sud).’

Questo era il quadro precedente all’impennata del costo dell’energia e della crescita dell’inflazione, che si abbatteranno ancora più pesantemente sulle famiglie delle persone con disabilità, in particolare se trascorrono gran parte del tempo in casa, e se il loro stesso stato di salute non consenta di abbassare o chiudere i termosifoni o l’impianto di condizionamento, o perché necessitano di strumentazioni sanitarie che consumano energia. Dopo anni c’è stato finalmente un aumento delle pensioni di invalidità ma solo grazie a una sentenza della Consulta. Però non ha raggiunto tutti.

Servirebbe uno strumento reddituale unico ben calibrato. E questo ora diventa sempre più urgente, in uno scenario dove marginalità, esclusione, povertà sono a danno dei più fragili, ma dei quali in questa campagna elettorale non si parla.

FONTE: Avvenire del 21/09/2022 di Antonio Maria Mira

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *